Italia Bike Friendly? Al momento la bici rimane in cantina

Una speciale classifica stilata da Copenhagenize Design esclude le città italiane dalle città considerate Bike Friendly. La strada verso una mobilità a impatto zero è dunque ancora molto lunga e occorre intervenire sulla cultura e le infrastrutture

Bike Friendly

L’Italia non è un Paese Bike Friendly: una speciale classifica, il Copenhagenize Index 2013, ci ricorda impietosamente come il nostro Paese sia molto indietro nella diffusione della bicicletta come mezzo di locomozione nelle città.

Delle prime 20 città al mondo presenti in classifica neanche una risulta infatti italiana. Un colpevole ritardo per una nazione, l’Italia, che negli ultimi decenni ha incentrato i propri piani di mobilità sull’utilizzo dell’automobile e, nei casi più virtuosi, sull’impiego dei mezzi pubblici, dimenticando o procrastinando lo sviluppo della mobilità su due ruote, che ricordiamo, è a impatto zero.

Al primo posto della speciale graduatoria, stilata da Copenhagenize Design, troviamo Amsterdam con 83 punti su 100, seguita da Copenaghen (81/100) e Utrecht (77/100). La modalità con cui è stato stilato il Copenhagenize index fa riferimento a 13 differenti criteri tra cui la diffusione della cultura della bicicletta, le infrastrutture, i servizi offerti come ad esempio il Bike Sharing, la percezione di sicurezza per i ciclisti e il clima politico rispetto alla tematica. Tanti parametri intrecciati per realizzare uno quadro complessivo sullo stato di salute del trasporto su due ruote, che nelle nostre città, considerando i punteggi ottenuti evidentemente molto bassi, non è affatto roseo.

A tal proposito, il Vice Presidente della Camera dei Deputati Marina Sereni, intercettata da Adkronos a margine del seminario “La ciclabilità in Europa: come rendere un Paese bike friendly”, ha sottolineato l’importanza di accelerare il processo che porti l’Italia a competere, anche in questo settore, con i Paesi europei oggi molto più attrezzati di noi.

“Rispondere agli oltre 7 milioni di ciclisti abituali, che diventano 11 se si sommano agli occasionali, è quasi un obbligo per noi che siamo in Parlamento. Nella precedente legislatura, firmando una proposta di legge trasversale, ricordavo il cronico ritardo delle nostre città, rispetto al resto d’Europa, nel dotarsi di piste ciclabili che non sono però la panacea visto che, sebbene la loro estensione sia triplicata nelle città, la percentuale di spostamenti urbani in bici è rimasta identica, ferma al 3,8%”.

Non solo, dunque, un problema meramente infrastrutturale, dato che la realizzazione di piste ciclabili ha conosciuto un importante incremento, ma anche e soprattutto, precisa la Sereni, un cambio di mentalità e una nuova cultura per la mobilità: “Deve essere riconosciuto l’elevato valore sociale della mobilità ciclistica. Ne devono essere promossi lo sviluppo e la tutela, purtroppo nel nostro Paese lungamente sottovalutati e anzi depressi dall’attenzione centrata esclusivamente sulla mobilità a motore”.

Articoli correlati:

Treno Verde 2014: 11 tappe in Italia per mobilità sostenibile e qualità dell’aria

Rimini Fiera: green economy, mobilità e sviluppo sostenibile

Mobilità sostenibile: conclusa la “No Smog Mobility”

Dall’Unione Europea €4 milioni per la mobilità urbana sostenibile

Smart Elettrica: la piccola auto tedesca approda in Cina

Smog: in Cina chiusa la metropoli di Harbin

Photo Credit: Copenhagenize Design Co.

Rispondi